A TUTTI I LAVORATORI

Il giorno 20 novembre si è tenuta l'assemblea dei lavoratori delle piazze di Napoli, Ischia, Portici, S. Giorgio e Pozzuoli sulle iniziative da intraprendere dopo l'incontro del 16 novembre con l'azienda sulla nota questione della cessione degli sportelli.

Le organizzazioni firmatarie di questo documento, forti di una valutazione realistica ed equilibrata della situazione, proponevano di spostare la vertenza - e le conseguenti ed inevitabili iniziative di lotta - non tanto su di un improbabile tentativo di far rimanere i lavoratori all'interno dell'azienda, quanto sull'allargamento delle garanzie normative e contrattuali che devono essere loro assicurate anche successivamente alla cessione.

Ciò vuoi dire evitare la mobilità geografica, conservare la singola professionalità e il percorso lavorativo già svolto, salvaguardare i livelli retributivi, previdenziali, sanitari, le agevolazioni finanziarie e soprattutto costruire una clausola di salvaguardia occupazionale esigibile in caso di crisi della banca acquirente. Solo su queste basi è pensabile un coinvolgimento nella lotta dei lavoratori di tutto il gruppo.

In quest'assemblea la nostra proposta è stata bocciata in quanto sul proscenio sono comparse molte istanze, molte emozioni ma anche molta demagogia.

La comprensibile rabbia dei lavoratori, coinvolti e non, si è indirizzata sulla linea di uno sciopero ad oltranza per tentare di bloccare la cessione del personale. A questi lavoratori va tutta la nostra comprensione, ma questo sforzo si infrange contro una situazione purtroppo consolidata. Norme di legge consentono la cessione di rami d'azienda, e negli ultimi anni la ristrutturazione del sistema bancario a livello anche sovranazionale ha visto la cessione di sportelli tra aziende unitamente a migliaia di lavoratori, con gli accordi sindacali che hanno garantito certezze occupazionali e salariali.

Pur ritenendo nel merito della vicenda dei due sportelli discutibile e inopportuna la scelta aziendale (improntata a bieco economicismo), e pur avendo, nell'incontro del 16 u.s., queste OO.SS. portato a contrasto possibili soluzioni, essa rimane formalmente legittima. Per questo non abbiamo comprensione per chi, abdicando alla propria funzione di dirigente sindacale, pur di non essere attaccato localmente, asseconda gli umori assembleari con la proclamazione di un primo pacchetto di 40 ore di sciopero, ben sapendo di condurre i lavoratori ad una vertenza senza sbocchi. La prima, dolorosa, ma inevitabile conseguenza è che, localmente, non ci sono più le condizioni per l'unità sindacale. La verità per quanto spiacevole e dura, è preferibile alla mistificazione di chi cerca un consenso dal fiato corto.

Purtroppo la pratica democratica è costellata da tanti rischi e da tanti comprensibili errori e nessuno può esserne immune. Quelli che preoccupano sono coloro che utilizzano strumentalmente il concetto di democrazia per far passare le loro posizioni massimalistiche e velleitarie.

Speriamo vivamente che tali figure non danneggino eccessivamente i lavoratori e garantiamo sin d'ora l'appoggio concreto delle nostre organizzazioni a tutti i colleghi coinvolti in questa vicenda difficile e nuova per il Sanpaolo Imi.

In quest'ottica, proclamiamo un nuovo calendario dI assemblee - ovviamente non unitario e che sostituisce il precedente - che coinvolge tutti i lavoratori della Campania.

Napoli, 20 novembre 2001

FABI - FISAC/CGIL - SINDIRIGENTICREDITO
SANPAOLO IMI COORDINAMENTI CAMPANIA