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AFFOSSAMENTO
Il
4 giugno u.s. l’azienda non ha dato alcuna risposta alle
impellenti necessità di organico della rete, in particolare di
quella della nostra area.
Siamo
arrivati alla considerazione che vi sia un consapevole disegno di
affossamento dell’attuale realtà operativa dell’area sud ovest,
che si sta sacrificando sull’altare di una guerra tra fazioni
all’interno del management, in vista del futuro assetto con il
Banco di Napoli.
Non
si spiegherebbe altrimenti l’assoluta indisponibilità a ragionare
di nuove entrate pur in presenza di:
-
quasi
trenta maternità, con filiali che rischiano di non aprire la
mattina e in alcuni
casi prive da tempo di direzione, come in una nota località
turistica;
-
del
normale turn over, in quanto, forse ancora per poco, le persone
vanno anche in pensione;
-
del
nuovo (pessimo) disegno organizzativo legato alle filiali
imprese, partite largamente sottodimensionate, con un affanno
operativo dei colleghi dei back office paragonabile a quello del
change over, con l’utilizzo intensivo della manodopera ben
oltre le due ore giornaliere di prestazione aggiuntiva, che fa
pensare ad un vero e proprio sfruttamento paleocapitalistico e
con una mobilità selvaggia di persone che corrono da un punto
operativo all’altro (Frattamaggiore/Arzano e ritorno),
ovviamente senza rimborso e con preavviso ad horas;
-
con
il paradosso delle filiali Auchan,
dove anziché lavorare con orario ridotto a 6
ore giornaliere si lavora 12 (dodici!) ore al giorno;
-
con
una cosiddetta "volante"
ridicola nelle dimensioni (3) e che è una contraddizione in
termini perché i colleghi sono sostanzialmente fissi in alcune
agenzie;
-
con
la questione, che al di là del disagio materiale sta assumendo
connotati di immoralità, che riguarda 6 colleghi della Puglia,
sequestrati e segregati in quest'area ormai da quasi tre anni e
che, contrariamente ai comuni mortali, non possono programmare
la loro vita e il loro futuro, e che non possono tornare a casa
loro come ad altri pugliesi più fortunati, e con felice scelta
dei tempi, già è capitato.
-
con
colleghi malmenati da clienti che non riescono a entrare, stante
l’affollamento agli sportelli.
L’indisponibilità
ad implementare gli organici riguarda non solo la possibilità di
assunzione di nuove persone, ma addirittura l’utilizzo
dell’istituto del distacco per portare i colleghi del Banco Napoli
alla rete San Paolo, con l’assurdo di un gruppo – con unico
proprietario – che per una Banca incentiva la fuoriuscita del
personale e con l’altra rischia il collasso operativo (ora
dovrebbero anche iniziare le ferie, forse) per mancanza di persone.
Qui
le beghe di potere, la lotta tra manager – tutti di provenienza
San Paolo – all’interno delle due banche rischia di essere
esiziale: il bastone del comando (o di chi comanderà) passa anche
per tenersi ben strette alcune decine di persone, ancorché
sottoutilizzate.
Una
visione da grande gruppo, una capacità di utilizzo delle sinergie
notevole, dove l’una banca vede nell’altra non un’opportunità,
ma un “competitor” tra gli altri, se non addirittura il
Competitor.
A
ciò dobbiamo aggiungere le filiali imprese, progetto felice anche
nel tempo di avvio scelto qual è l’estate: per chi è
quotidianamente in prima linea le lamentele della clientela, i
disservizi che si creano diventano motivo di ulteriore frustrazione,
oltre al disagio già descritto.
La
frustrazione delle filiali imprese, dove subito si spegne
l’entusiasmo per mancanza di uomini e mezzi e per il
disorientamento di clienti costretti a cambiare interlocutore (con
buona pace della personalizzazione del rapporto) e luogo fisico;
la
frustrazione delle filiali di insediamento dove anni dedicati alla
relazione e all’attenzione verso il cliente vanno in fumo per un
bonifico non fatto piuttosto che per una documentata non consegnata.
L’inadeguatezza
del lay out, lo svolgimento di lavori, spesso pericolosi, svolti in
orario di servizio per adeguare le filiali, spazi paragonabili a
veri e propri loculi, completano il quadro di una banca, a leggere
la patinata rivista aziendale “il magazine”, dinamica e moderna:
quale miserevole scarto tra la sostanza e l’apparenza!
Il
risultato di tutte queste criticità combinate potrebbe avere
effetti quali la perdita di quote di mercato, dunque di lavoro, la
disaffezione delle persone, l’incertezza per il futuro, la perdita
di identità, col risultato finale di un AFFOSSAMENTO
consapevole e colpevole della nostra Area.
IN
VISTA DI COSA? A
VANTAGGIO DI CHI?
E’
chiaro ed evidente che noi non ci stiamo ad avallare o a tacere un
simile andamento e abbiamo la certezza che questo modo di sentire
sia condiviso a tutti i livelli locali di responsabilità e dunque,
per intanto, vogliamo subito nuove entrate.
Approfitteremo
dell’attuale giro di assemblee per chiedere il consenso dei
lavoratori per un eventuale sciopero, consapevoli del sacrificio
richiesto stante la concomitanza di tempi con l’astensione
lavorativa per l’art.18 prevista per il giorno 20 giugno.
Su
questo terreno, quello degli organici, vorremmo fare un percorso
comune con le altre OO.SS.
Concludiamo
affermando che art.18 e problemi locali sono due aspetti della
stessa medaglia: l’attacco alle condizioni morali e materiali di
chi lavora.
NELL’UNO
E NELL’ALTRO CASO NON DOBBIAMO ARRETRARE!
6/6/2002
FISAC/CGIL
SAN PAOLOIMI AREA SUDOVEST
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