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ECCELLENTE IL
RISULTATO DELLO SCIOPERO IN AREA SUD EST
Grande è stata la risposta dei lavoratori allo
sciopero proclamato dalla CGIL in tutta la regione. Praticamente
bloccata l’operatività al SANPAOLO IMI in Area Sud Est con la
chiusura di 3 sportelli su 4 (i pochi sportelli aperti, in ogni
caso, hanno avuto operatività ridotta). La percentuale di
adesione per le Aree Professionali e per i Quadri Direttivi di 1° e
2° livello ha sfiorato l’80% con punte del 100% in alcune
filiali.
La sorte ha voluto che nello stesso giorno si
verificasse quanto già da tempo ampiamente annunciato: la firma di
CISL e UIL all’accordo battezzato "Patto per l’Italia"
che prevede, tra l’altro, la libertà di licenziare senza giusta
causa per le aziende che, assumendo, superino i 15 dipendenti. In
quell’istante si è prodotto il "buco nella diga"
richiesto a gran voce da Confindustria e si è inoltre affermato il
pericolosissimo principio secondo il quale anche i diritti della
persona sono in vendita. Peraltro, il prezzo pagato da Confindustria
e Governo appare veramente esiguo:
- Esclusa dalla trattativa e pertanto non
cancellata, la previsione di decontribuzione previdenziale a
favore delle aziende ed a danno dei neo assunti, che produrrà
danni assolutamente seri all’equilibrio del sistema
pensionistico già tra qualche anno (fonte INPS). Stessa sorte
è toccata allo "scippo" del TFR da destinarsi
obbligatoriamente ai Fondi Pensione.
- Nulla è previsto in merito all’estensione
degli ammortizzatori sociali per chi ne è privo. Irrisoria è
la cifra di 700 milioni di Euro stanziata per l’aumento
dell’indennità di disoccupazione (il Sindacato aveva stimato
in 10.000 milioni di Euro la cifra da destinare per un progetto
serio ed organico).
- E’ confermato il progetto di riforma fiscale
che, annullando il principio della progressività, avvantaggerà
fortemente i più ricchi a danno dei meno abbienti. Altro
effetto della manovra sarà l’inevitabile smantellamento dello
stato sociale reso necessario dalla forte riduzione delle
entrate fiscali. Si cercherà di fare "ingoiare la
pillola" facendo partire la riforma con una riduzione delle
tasse per i redditi medio bassi (riduzione in ogni caso di
misura inferiore a quella già prevista dal precedente Governo).
Non c’è stato però modo di sapere da dove verranno ricavati
i 5.5 miliardi di Euro necessari per finanziare tale riduzione,
e questo deve preoccupare non poco.
- Nulla è previsto per l’estensione dello
Statuto dei Lavoratori alle varie forme di contratti atipici che
riguardano oramai diversi milioni di persone.
In sostanza, la piattaforma
sindacale è stata buttata in un cestino.
Ma questo aspetto non ha disturbato più di tanto
chi, evidentemente, si era già consegnato nelle mani di
Confindustria e Governo. Il fatto stesso che milioni di
lavoratori stessero scioperando, non è stato motivo sufficiente a
consigliare i Sindacati firmatari di effettuare una preventiva,
democratica consultazione della base. Forse le priorità di
Confindustria e Governo di "chiudere in fretta" hanno
avuto maggior peso? O forse, ancora, l’esito sin troppo incerto
della consultazione ha "consigliato" di non svolgerla?
Insomma, al termine di una trattativa dal clima che da aspro
(sciopero generale del 16/4) è divenuto improvvisamente e, senza
apparente motivo, quasi idilliaco, l’accordo del 5 luglio è
passato sulla testa dei lavoratori. Stucchevole poi, è
stata l’enfasi con cui i mezzi d’informazione hanno presentato
l’intesa. Ma, ci chiediamo, può una firma apposta contro la
volontà di milioni di persone sedare il conflitto sociale? Può
dirsi raggiunta la pace sociale, obiettivo primario cui tendono le
parti datoriali quando decidono firmare un accordo? In questo caso
crediamo di no! Notizia dell’ultima ora: il Governo ha deciso, con
l’accondiscendenza di CISL e UIL, di escludere la CGIL dalla
prossima trattativa sullo Stato Sociale. La decisione di
scegliersi gli interlocutori e di escludere il Sindacato più grande
e rappresentativo da un tavolo di vitale importanza è un forte
schiaffo ai principi di democrazia e di libertà, è un voler
calpestare le idee e le legittime aspirazioni di milioni di persone.
La CGIL, forte dell’appoggio dei lavoratori,
continuerà ad usare tutti gli strumenti democratici a disposizione
per contrastare il disegno che conduce verso un mercato del lavoro
completamente "libero" (inteso senza vincoli per le
imprese) e destrutturato, con pochi diritti e tanta precarietà e
verso una dottrina che considera lo stato sociale un optional troppo
costoso oltre che un freno al libero arricchimento di pochi.
Bari, 8/7/2002 |