alla
SEGRETERIA NAZIONALE
FISAC/CGIL
ROMA

alla
SEGRETERIA REGIONALE CAMPANIA
FISAC/CGIL
NAPOLI

alla
SEGRETERIA DI COORDINAMENTO
FISAC/CGIL SANPAOLOIMI
TORINO

Napoli 28 settembre 2001

Il Coordinamento decentrato campano della FISAC/Cgil del San Paolo-IMI intende esprimere alcune valutazioni sulle dinamiche che stanno investendo il Gruppo Bancario di riferimento.

Vi è convinzione assoluta della necessità di trovare, conformemente agli intendimenti della FISAC nazionale, una forma di contrattazione reale di Gruppo, al di là dei rimandi ancora riduttivi del CCNL e di quelli al momento insufficienti degli integrativi.

Il Sindacato, e in primis la FISAC/CGIL, non può non porsi il problema di una omogeneizzazione graduale, ma comunque verso l’alto, dei trattamenti economici e normativi dei lavoratori delle diverse aziende del Gruppo, nella salvaguardia delle conquiste e dei diritti acquisiti.

Vi è la consapevolezza che l’azienda nel gruppo più esposta sia il Banco Napoli, soprattutto sul versante occupazionale, primario interesse sindacale. E’ dunque del tutto condivisibile la posizione, espressa ai vari livelli della nostra Organizzazione della improponibilità, da parte dell’assetto proprietario, di qualsiasi ulteriore sacrificio senza un serio rilancio del Banco, anche nell’interesse più complessivo dell’economia meridionale. Qualunque fattiva azione per difendere tale impostazione ci vedrà disponibili ad affiancare i lavoratori e i compagni del Banco, secondo le decisioni della nostra Organizzazione.

In quest’ottica di effettiva solidarietà va inquadrata anche la questione della vendita degli sportelli in Campania dettata da Bankitalia.

I Sindacati aziendali devono essere fortemente coinvolti nel disegnare il futuro del gruppo, futuro che parte necessariamente dai bisogni dei lavoratori: la situazione creata dal dispositivo di Bankitalia non può essere un mezzo surrettizio per diminuire gli organici e perciò riteniamo che i lavoratori delle agenzie che saranno cedute debbano rimanere all’interno del gruppo, qualora dovesse esservi intendimento contrario.

Crediamo che questa sia la situazione più conveniente per tutti i lavoratori, convinti come siamo della solidità del gruppo. Una solidità che porterà, con il contributo dell’azione sindacale, i lavoratori delle due aziende ad un’auspicabile, progressiva e profittevole integrazione; quando parliamo di solidarietà verso l’alto abbiamo in mente proprio questo scenario.

Di sicuro appare improponibile una cessione degli attuali lavoratori del San Paolo per una serie di motivazioni:

  1. la cessione non è dovuta a crisi di mercato, ma è esterna alle scelte della proprietà e dunque di difficile comprensione per i lavoratori, stante anche la cronica insufficienza degli organici in regione;
  2. eventuali ipotesi di cessioni di lavoratori del Banco non può essere motivo di cessione automatica di lavoratori del San Paolo;
  3. un accordo che, riguardando due soggetti intrinsecamente diversi, perseguisse un’identità di trattamento che non dando vantaggi agli uni rischiasse di consegnare solo svantaggi agli altri, sarebbe un simulacro vuoto e tale da far perdere di vista la convenienza di tutti i lavoratori interessati.

In conclusione crediamo sia laicamente possibile avere in una logica di gruppo soluzioni diverse per situazioni diverse purché siano le più convenienti per i singoli gruppi di lavoratori.

Ci si rende conto che, rispetto agli scenari che ci aspettano, le questioni sollevate possono apparire marginali dato il numero di lavoratori coinvolti ma, qui e adesso, questo ci appare -e così viene sentito dai lavoratori-, importante, considerato anche il suo carattere di "precedente" aziendale.

Inoltre proprio la marginalità "quantitativa" (non qualitativa perché anche il futuro di una sola persona è importante) può portare a soluzioni innovative, quale ad esempio quella di supportare con personale "comandato" l’acquirente sino all’avviamento, salvo riprendersi dopo un periodo di tempo determinato i lavoratori inizialmente "conferiti".

Questo è il nostro punto di vista che ci preme mettere a conoscenza della nostra organizzazione, ai massimi livelli nazionale ed aziendale. Infine ci appaiono chiare due cose: la necessità di unità nell’organizzazione e la peculiarità della nostra posizione. Proprio per sintetizzare queste due cose chiediamo la presenza, nelle forme che sceglierà l’Organizzazione, anche di compagni del nostro coordinamento all’interno della delegazione trattante, allorquando vi sarà il confronto con la proprietà.

COORDINAMENTO FISAC/CGIL CAMPANIA
SANPAOLO IMI AREA SUD