CESSIONI

Riteniamo opportuno ragionare ancora, pacatamente, sulla nota questione della vendita dei due punti operativi in Campania.

La prima cosa da fare è scindere le questioni di mento, sulle quali torneremo, da polemiche strumentali, montate ad arte per trovare facili consensi, ed è su queste che ci soffermiamo inizialmente.

I lavoratori non sono tessere e numeri da "esibire solo quando fa comodo", ma carne e sangue, come ben sanno tutti i sindacalisti di base, punto di riferimento vero, quotidiano, per centinaia di lavoratori. Sono tali sindacalisti che hanno l’impatto con i bisogni dei lavoratori, sono loro che tentano di fare argine, come in trincea, allo strapotere aziendale nelle filiali.

Qualche consenso in tessere non lo si costruisce con i begli interventi o con la simpatia personale, ma nel giorno per giorno duro, fatto di contrasto alle piccole e grandi angherie padronali, fatto di azioni tendenti a risolvere piccoli o grandi problemi ai colleghi (da quelli lavorativi a quelli personali), fatto sulla base di un rapporto chiaro, dove l’esigenza di verità è il primo valore.

Le assemblee hanno tutte pari dignità, soffermarsi, come fa qualcuno, solo su quella, drammatica, di Napoli e non sulle altre che hanno dato tutte esito diverso appare un modo troppo smaccato per portare acqua al proprio mulino.

Inoltre l’argomentazione per cui alcune assemblee sono state "libere" e altre orientate è offensivo per i colleghi, adulti, maggiorenni e vaccinati che purtuttavia si lascerebbero influenzare nella loro scelte come tanti bambini; ciò denota una concezione dei lavoratori considerati come burattini e non come persone pensanti.

Non comprendiamo, o meglio comprendiamo fin troppo bene, la data dello sciopero, in strana concomitanza con le due ore pomeridiane già organizzate dalle OO.SS. unitarie contro la grave minaccia di manomissione dell’art. 18 (su cui torneremo nei prossimi giorni). Qui l’esigenza di propaganda di nuovi sindacati in cerca di tessere è preminente: niente di meglio che accodarsi ad uno sciopero confederale, sperare in un suo effetto trascinamento per poter dire di "aver vinto", in realtà comportandosi da "mosche cocchiere".

Non comprendiamo, o meglio comprendiamo fin troppo bene la "frenata" sulle 40 ore di sciopero: cosa centra, per un sindacato autonomo, l’atteggiamento degli altri sindacati? Perché non si è coerenti con l’ordine del giorno presentato nelle assemblee e si fa un calendario anche per altre 32,30 ore? Vuoi vedere che qualcuno comincia a pensare che questo sciopero sia in realtà pura apparenza, portato emotivo di una lotta senza sbocco, visto che - citiamo testualmente da un volantino che circola - " ...una modifica delle decisioni aziendali sarà molto difficile"?

Su questo argomento, onde evitare "disinformazione preventiva", noi parleremo con i lavoratori per affermare che questo sciopero è sbagliato, non per "costringerli" a non farlo, come un po’ puerilmente si vuol far credere.

Infine, dove sono gli altri sindacati "locali" confederali? Dopo aver assecondato la "piattaforma" di Napoli, diligentemente portata nelle altre assemblee, si sono fatti sfuggire anche la prima proclamazione di sciopero.

Complimenti! dopo essersi fatti usare, hanno avuto il ben servito, proprio un bel risultato!

Sul merito della questione della cessione il nostro punto di vista è chiaro e nulla va aggiunto, se non che la parte più difficile deve ancora arrivare. C’è il rischio concreto, se non lottiamo per l’obiettivo giusto - che non può essere uno sciopero fatto scadere dai propugnatori a livello di pura testimonianza, ma garanzie concrete in uscita e dopo - che i colleghi vadano via senza certezze.

E’ vero, questa cessione costituisce precedente, ma solo al S.Paolo, perché è già accaduto per qualche centinaia di sportelli in giro per l’Italia. Ciò non toglie importanza alla nostra lotta, perché le ristrutturazioni, a vario titolo, saranno lo scenario di riferimento per noi come per l’intero gruppo, che con l’operazione "Cardine" avrà 40.000 dipendenti.

Dobbiamo misurarci con tali numeri e giocare al rialzo: mentre il padronato attacca i due livelli di contrattazione (o nazionale o aziendale), la nostra strategia deve portare ad un nuovo, aggiuntivo, livello di contrattazione, quello di gruppo.

Solo il tempo dirà se l’obiettivo di dare garanzie a tutti i lavoratori del gruppo sarà raggiunto dai sindacati "concertativi" o da altri soggetti sindacali "antagonisti", ma che in germe ci sembra abbiano, cominciando dalla "autoreferenza", molti vizi dei primi.

10/12/2001

FABI - FISAC/CGIL - SINDIRIGENTICREDITO
COORDINAMENTI CAMPANI