Da "Il Manifesto" del 19 giugno ‘97
Gaudenti per forza
di Roberto Duiz
 
Che differenza c’è tra Capo Rizzuto e Santo Domingo? Nessuna. E tra la Sardegna e la Costa d’Avorio? Nessuna. Tutto il mondo è paese, ragazzi. siamo nel meraviglioso villaggio turistico globale. Una settimana 2 milioni o giù di lì, tutto compreso. Compreso che cosa? Compresi gli animatori, che non ti permettono di "annoiarti" un attimo. ti vedono con lo sguardo perso tra le pagine di un libro e ti solleticano con una proposta di un’oretta di aerobica. Ti vedono panza al sole che pensi ai fatti tuoi, con lo sciacquettìo del mare per colonna sonora, e ti sparano musica caraibica a 1000 watt, perché è l’ora del merengue.
Su, ragazzi, è il momento di muoversi un po’, dopo il torneo di tennis, la trotterellata sul ronzino pigro, il corso di immersione subacquea, il pranzo e il riposino. siamo qui per divertirci, no? Sì, vabbè, ma per divertirsi c’è bisogno di sbattersi a ‘sto modo? Ecco, è lì, davanti a una domanda di senso, che lo sguardo dell’animatore si fa tenero e il tono di voce confidenziale. "Ah, ho capito, sei timido", sussurra, insinuandosi a suo modo nella tua intimità. E non ti dà il tempo di replicare che è già tutto un ammicco di propensioni positive. Espressione, movimento delle labbra e delle mani, posizione del corpo in funzione protettiva, tutto converge verso un unico, non esplicato ma visibile, sentimento, riassumibile con il titolo di un film: "Io ti salverò". Ed è lì che ti senti veramente perduto. Il villaggio turistico globale è così: bisogna essere partecipi di un palinsesto che altri hanno programmato per te, perché altrimenti tu da solo non ce la faresti. Non sapresti come occupare il tuo tempo, come entrare in contatto con altre persone, come mangiare quando hai fame e come bere quando hai sete. Non sapresti quando scegliere un momento di relax, quando inventarti un qualunque sfizio, uno svago, quando decidere di berti in santa pace un cocktail. E, di sicuro, non impareresti mai a ballare salsa, merengue e macarena.
Il villaggio turistico globale prevede un’umanità scandita su ritmi televisivi, totalmente incapace di autodeterminare la personale gestione del tempo libero. Un’umanità-pubblico di "Macao", che canta filastrocche senza senso, in non-luoghi intercambiabili, a prescindere dalle longitudini e latitudini. Benvenuti sul pianeta delle scimmie, ci sarà un sacco da divertirsi, basta aver messo in valigia tutto tranne il cervello. Basta avere pance molto capienti e fegati corazzati, perchè il "tutto compreso" comprende anche il cibo e le bevande, e la quantità ingurgitata ammortizza la spesa.
E alla fine non importa che cosa si è fatto, che cosa si è visto e su cosa si è rimuginato. Ciò che conta è che non ci si è dovuti preoccupare di nulla. L’organizzazione ha provveduto proprio a tutto.
Così si torna a casa senza neanche sapere da dove. Ballando il merengue, però, fino a quando evapora l’abbronzatura, sotto lo sguardo allibito dei parenti.
Domanda rituale: "Ti sei divertito?". Risposta rituale: "Urca!".