David Coverdale & Whitesnake:
"Restless Heart" (EMI 1997)
di Gianni PAPPALARDO


Grande voce, grande anima. Non pensate di tornare ad ascoltare gli stordimenti americani di "1987" e "Slip of the tongue", niente più grandi sounds e looks improbabili per David Coverdale, gentiluomo del rock’n’roll, che dopo la bella parentesi con Jimmy Page ha sofferto la separazione dalla splendida compagna e ha scritto sulla propria pelle, prima che all’interno del booklet, i testi di questo nuovo splendido album.
Solitudine, disperazione, tristezza e, infine, serenità e voglia di comunicare al mondo la bellezza della vita, dell’amore, della musica. Adrian Vandenberg obbedisce mansueto alle direttive del capo, e il risultato è l’heavy-blues che conosciamo (più bluesy che heavy..., al mio amico Tonino non piace per questo), una manciata di ballads, qualche pezzo Purple-style, e soprattutto i respiri appassionati di Coverdale, in passato inconciliabili con lustrini e Steve Vai, e tornati oggi a sottolineare la difficoltà e la bellezza di vivere controvento.

"Restless Heart" sarà l’ultimo disco targato Whitesnake, il grande David d’ora in avanti uscirà solo con il suo nome: fa lo stesso, l’importante è che ci sia sempre un David Coverdale su questa terra, a chiedere alla propria donna dove ha sbagliato, a guardare le troppe lacrime che cadono, a urlare che senza il suo amore non può esserci nessuna canzone, e infine a sussurrare che è stanco di perdere il suo tempo prezioso. Grande voce, grande anima.