Accade al San Paolo
Il Sanpaolo
ad una svolta
di Ennio Gorrieri
Dopo una lunga gestazione, è venuto finalmente
alla luce il nuovo progetto organizzativo del Sanpaolo, orientato
alla creazione di valore, al quale ha fatto seguito l'ennesimo
assetto della sede centrale.
Alcune osservazioni sono già state fatte in un documento
sindacale unitario, che ha evidenziato tutta una serie di
problemi e perplessità, derivanti dalla scelta degli uomini
posti a capo di alcuni servizi o funzioni, che non avevano certo
bisogno di una ulteriore prova di appello, in quanto la loro
incapacità a ricoprire l'incarico si era evidenziata in anni di
insuccessi, pagati a caro prezzo dalla rete di vendita.
L'impressione che ne è derivata è che ancora una volta abbia
fatto premio l'equilibrio fra i poteri, la politica del consenso,
con delle vere e proprie invenzioni, in attesa di futuri
pensionamenti o tendenti a premiare la fedeltà e/o l'amicizia
con il vertice.
Ma torniamo alla strategia di fondo, cioè l'organizzazione
orientata alla creazione di valore, quindi il ritorno del
capitale investito, quindi la soddisfazione dell'azionista.
Premetto che non ho nulla in contrario a questi obiettivi, se
però sono compatibili con una difesa del reddito dei lavoratori,
dei livelli occupazionali ed alla crescita professionale del
personale della banca.
Nel passato la risorsa umana è sempre stata considerata
fondamentale per il successo dell'azienda, è stato addirittura
enfatizzato il concetto di immedesimazione dei lavoratori con
l'impresa (per esempio chi non ricorda l'apologia della maglietta
Sanpaolo?) .
Il documento strategico, varato dall'amministrazione, non fa
alcun cenno alle risorse umane, pone al centro dell'attenzione il
capitale, il ritorno economico dell'investimento,
l'individuazione dei costi e ricavi per unità d'affari e per
servizio.
Per quanto concerne i lavoratori si sofferma esclusivamente sulle
risorse chiave, cioè il management, sottolineando l'importanza
della capacità professionale, della leadership, della volontà
di successo, della forte motivazione/incentivazione, ma non una
parola per coloro che hanno contribuito in maniera determinante
al successo dell'azienda, in anni di turbolenze organizzative
continue, crisi di vertice, scelte discutibili,e senza alcun
sostegno tecnologico ed organizzativo, e comunque in grado di
ottenere risultati superiori alle più rosee aspettative.
Questa scarsa attenzione al fattore lavoro preoccupa, soprattutto
nella fase di ristrutturazione che sta attraversando il settore,
che comporterà notevoli sacrifici per la categoria.
Ritengo che questa azienda abbia le potenzialità per superare i
prossimi mesi irti di difficoltà, se sceglierà di seguire una
politica di concertazione con il sindacato, tendente a trovare il
giusto equilibrio fra capitale e lavoro. Se invece si
privilegiasse esclusivamente il capitale, agendo in maniera
unilaterale, si avrebbe inevitabilmente una radicalizzazione
dello scontro, con tutte le conseguenze che ciò potrebbe
comportare.
Attendiamo un segnale inequivocabile dell'azienda per l'inizio
dell' autunno; se partirà il confronto sui grandi temi quali
occupazione, salario, formazione, orario, organizzazione del
lavoro, penso che sarà possibile trovare le soluzioni e
stipulare gli accordi atti a favorire l'ulteriore crescita della
banca e di coloro che vi lavorano.
L'alternativa non potrà che essere il conflitto.