SanPaolo- Banco Napoli- Cardine:

una riorganizzazione senza prospettive

 

Lunedì 14 ottobre si è svolto l’incontro tra gli Amministratori Delegati, le Segreterie Nazionali e le Segreterie di Coordinamento del Sanpaolo Imi – Banco Napoli – Cardine, per l’ illustrazione del piano di razionalizzazione complessiva del Gruppo. La prossima tappa sarà l’apertura della procedura per la fusione che dovrebbe realizzarsi a metà novembre.

Purtroppo l’illustrazione aziendale non ha risposto ai molti interrogativi sorti leggendo i giornali di questi giorni.

Comunque ecco l’attuale fotografia delle reti del Gruppo:

 

Sportelli

SANPAOLO

BANCO NAPOLI

CARDINE

TOTALE

Fil. ordinarie

1383

726

838

2947

N/O e Tirreno

1087

65

32

1184

N/E e Adriatico

120

50

806

976

Sud

99

585

0

684

Isole

77

26

0

103

Private

16

0

0

16

Imprese

130

47

0

177

N/O e Tirreno

101

6

0

107

N/E e Adriatico

16

5

0

21

Sud

10

33

0

43

Isole

3

3

0

6

 

Il progetto  si ispira a tre indirizzi:

·        specializzazione delle filiali

·        unicità della rete sul territorio

·        coordinamento dei rapporti con clientela

 

Con l’obiettivo di:

·        evitare sovrapposizioni e concorrenza interna

·        migliorare la gesione delle risorse umane

·        ottimizzare l’efficacia delle strutture di coordinamento (Aree)

·        favorire economie di scala

·        ottimizzare il rapporto con il territorio e le comunità locali

 

Questi obiettivi sarebbero realizzati attraverso la fusione per incorporazione del Banco di Napoli e il successivo scorporo del Nuovo Banco di Napoli in cui confluirebbero tutte le filiali retail di Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, sia del Banco sia del SanPaolo, passando attraverso la costituzione della Direzione Sud ed alla completa omogeneizzazione dei sistemi informativi all’interno della MOI.

Il Nuovo Banco di Napoli che verrà scorporato a luglio del 2003 avrà  680 sportelli  e 5550 dipendenti, di cui 1000 di provenienza SanPaolo, con una Sede Centrale di 50 risorse a Napoli.

Al SanPaolo rimarranno Valle D’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio, Umbria, Sicilia e Sardegna, dove le filiali  retail Banco Napoli e Cardine diventeranno SanPaolo, e i Centri Imprese delle aree presidiate dal Nuovo Banco.

Analogamente le reti delle banche Cardine avranno competenza nelle regioni del nord est e della  dorsale adriatica, anche se i dettagli del progetto – stiamo parlando infatti di sette reti- non sono affatto chiari, né le richieste di approfondimento delle OO.SS. hanno avuto soddisfazione. L’unica cosa ribadita più volte è la volontà di accelerare  nel 2003 anche la riorganizzazione che riguarderà CARDINE.

Banca OPI avrà una sede secondaria a Napoli, accentrerà le opere pubbliche e le infrastrutture, con l’eccezione dei rapporti dei Comuni e delle Comunità montane che continueranno ad essere gestiti dalle reti.

Sulle Esattorie, al di là della generica integrazione delle società del Gruppo  con sede e direzione  a Napoli, nessuna notizia del “cantiere” ancora in corso.

 

Le Segreterie del SanPaolo, hanno espresso, unitariamente, la contrarietà nei confronti di questo progetto perché “toglie garanzie ai lavoratori e disperde professionalità e competenze che sono state negli anni il tratto distintivo della banca”, come avete potuto leggere nel comunicato che vi abbiamo inviato al termine dell’incontro.

Questa crediamo sia la scelta peggiore anche dal punto di vista commerciale: non si tratta di una fusione per incorporazione, attraverso cui ottenere sinergie e risparmi, non si tratta di una divisionalizzazione, infatti siamo in presenza di una banca retail, il Nuovo Banco, di una banca full service con filiali specializzate, il SanPaolo, e una o più Aziende, Banca Cardine, i cui contorni commerciali non sono affatto chiari .

Si tratta di una scelta,  che non risponde certo al criterio dello sviluppo e del rafforzamento del Gruppo sul mercato né all’obiettivo della crescita dimensionale; è un compromesso al ribasso che non affronta neppure  l’esigenza di dare risposte alla necessità di investimenti e sviluppo della realtà meridionale. Il Nuovo Banco sarebbe, nei fatti una rete retail; infatti le imprese, già di medie dimensioni, dovranno rivolgersi per le loro attività ai Centri Imprese San Paolo.

Perché il management aziendale ha cambiato idea? Perché a fine luglio questo modello era definito una banca residuale e senza prospettive? Cosa è cambiato nell’arco di due mesi?

Non accettiamo che sull’altare del rapporto politico con la Banca d’Italia si sacrifichino i lavoratori.

Quelle adottate ci sembrano soluzioni senza prospettiva che possono mettere a repentaglio, in futuro, anche i livelli occupazionali all’interno del Gruppo.

 

Nel Direttivo CAC del 29 e 30 ottobre avremo modo di discutere sui vari aspetti di questa difficile fase contrattuale e dovremo decidere quali iniziative intraprendere in vista di un confronto con l’Azienda che si annuncia difficile e complesso.

 

                        Cari saluti e buon lavoro

                        La Segreteria

 

 

 

Torino, 15 ottobre 2002