IL SAPORE DELLA LIBERTA’

Al termine "Libertà" non si può attribuire un significato di valore assoluto. Quando pensiamo o parliamo di Libertà, la nostra mente non si rifà a concetti del tipo: libertà di rubare, libertà di truffare, libertà di uccidere. Il nostro pensiero volge naturalmente verso altri ideali quali: libertà di pensiero, libertà di parola, libertà di cura, libertà di culto. E’ peraltro indiscutibile che il significato associato istintivamente dalla nostra mente al concetto di Libertà, non è stato sempre lo stesso nel corso della Storia ed ancor oggi in alcune parti del mondo viene ricondotto anche ad idee diverse e per noi inaccettabili, quali appunto: libertà di rubare, libertà di truffare e persino libertà di uccidere. E’evidente che queste enormi discordanze rivengono da differenti processi culturali di formazione delle coscienze. Che tipo di libertà è quella di poter licenziare o essere licenziati senza giusta causa? Che tipo di libertà è l’accordo "libero" tra datore di lavoro e lavoratore?

E’in virtù di queste considerazioni che riteniamo gravissimo il progetto d’intervento del Governo sul Mercato del Lavoro non solo per motivi strettamente sindacali. La "demolizione" dei diritti, avrebbe un effetto devastante anche e soprattutto sul piano culturale e della formazione delle coscienze attraverso l’assioma: la dignità della Persona è soccombente rispetto alle esigenze del mercato e del profitto.

Il progetto del Governo, reso esplicito nel cosiddetto "Libro Bianco" del Ministro Maroni, afferma l’idea pseudo-liberista, demagogica e populista secondo la quale la libertà assoluta in un Mercato del Lavoro immune da qualsiasi forma di appartenenza o tutela collettiva, svincolato dalle - come le chiamano loro - "pastoie burocratiche" e da "lacci e laccioli", che ponga datore di lavoro e lavoratore sullo stesso piano, vedrebbe la piena affermazione e l’esaltazione della libertà individuale.

Noi la pensiamo diversamente: questa sarebbe, invece, la negazione assoluta della vera libertà, in un mercato dove inevitabilmente le ragioni del più forte sarebbero le uniche a prevalere.

LA LIBERTA’ NON E’ UNA CONDIZIONE ASTRATTA

Come può essere libero l’Uomo cui si dice: "Io ti posso licenziare in qualsiasi momento senza motivo!"?

C’è libertà se la Persona è trattata alla stregua di una merce, tanto da poterle dire: "Ti do quattro soldi e te ne vai perché ora qui sei di troppo!"?

Riformare il Mercato del Lavoro è importante, poiché sappiamo che ci sono fasce di Lavoratori pressoché prive di tutele, sappiamo anche che esiste il diritto del disoccupato ad avere un lavoro. Sia chiaro però:

qualsiasi riforma non potrà derogare ai Diritti del Lavoro e della dignità dell’Uomo, principi ai quali si riconducono le radici più profonde dei diritti di libertà.

Sopprimendo i diritti del lavoro si violentano le coscienze, riducendo il valore dell’Uomo a quello di una merce scambiata col denaro. Si riduce in concreto la libertà di tutti.

E’ per questo che alla manifestazione di protesta del 23 marzo organizzata a Roma dalla CGIL, è previsto l’arrivo da tutt’Italia non solo di lavoratori dipendenti, ma anche di tanta gente comune, intere famiglie, disoccupati, pensionati, oltre ad una nutrita schiera di intellettuali.

TUTTI A ROMA IL 23 MARZO PER DIFENDERE QUEL BENE INESTIMABILE CHE NON VOGLIAMO PERDERE NE’ DIMENTICARE:

IL SAPORE DELLA LIBERTA’

Bari, 18/3/2002

FISAC/CGIL Area Sud Est
SanPaolo Imi